Perché in molti gufano sullo stato di salute del governo?
«Per interesse di bottega. Siamo ben oltre il gufare: in molti stanno lavorando perché questo governo vada a casa. Ma gli italiani hanno capito fin troppo bene il giochino. Siamo assediati da politici irresponsabili che se ne infischiano del bene primario del Paese, cioè la stabilità uscita dalle urne».
Un nome per tutti: Gianfranco Fini. Tornerà sui suoi passi?
«A me sembra che si sia spinto troppo avanti. Comunque non dipende da Berlusconi, che per sua natura è sempre portato all’accordo».
Mi spiega per quale motivo Berlusconi ha scelto proprio lei come coordinatrice dei Promotori della libertà?
«Non lo so. Dovrebbe domandarlo a lui. Io non gliel’ho mai chiesto. Lo considero un privilegio e basta. Nasco imprenditrice e morirò imprenditrice, alla politica mi sono offerta in prestito. Non m’interessano i posti di potere, non ho proprio la logica delle poltrone. Ho seguito Berlusconi perché sono un’idealista. Vivo il governo come una missione. Passare molto tempo con lui è una scuola. Imparo a gestire le situazioni più difficili, copio per osmosi».
Anche Marinella, la segretaria da sempre al fianco del Cavaliere, di cognome fa Brambilla.
«Ma lei è una Brambilla tosta».
Perché, Michela Vittoria no? Arrivò persino a dire che i suoi avversari erano «come le mestruazioni: all’inizio fanno male ma poi passano».
«Me la ricordo quella frase apparsa sui giornali. Mi fece arrabbiare parecchio, perché, oltre a non averla mai pronunciata, non è nel mio stile. Però lei non troverà mai una mia replica, neppure alle cose più cattive scritte sul mio conto. Mai!».
Eccone una: L’Espresso l’ha accusata d’aver speso a carico del contribuente 500 euro al giorno per noleggiare una Mercedes con autista che la accompagnasse da casa al lavoro.
«Primo: io sono un ministro senza portafoglio. Secondo: la presidenza del Consiglio, quando si rende necessario per fini istituzionali, procura un’auto ai ministri senza portafoglio che arrivano in qualche città. Il relativo costo non dipende da me. Lo vede questo telefonino?».
Un Samsung un po’ datato.
«È l’unico che uso, perché ho rinunciato a quello che Palazzo Chigi mi aveva messo a disposizione e mi sono tenuta il mio vecchio numero. Il ministro del Turismo sta 24 ore al giorno attaccata al suo cellulare, parla con l’estero, e chi paga la bolletta? Michela Vittoria Brambilla».
Chapeau. Quanto? (Telefona a Rinaldo Sala, amministratore delegato del gruppo Sal, ma non lo trova. Allora chiama tale Virna: «Tesoro, mi tiri fuori le ultime bollette del mio cellulare? »).
«Ecco, sono in grado di risponderle in diretta: 4.054 euro da gennaio a maggio, 9.581 euro nel corso nel 2009. Totale: 13.635. E la vuol sapere un’altra cosa? I miei collaboratori, compresi autisti e carabinieri, poliziotti e finanzieri addetti alla tutela armata, pranzano insieme con me e alla fine il conto lo pago io. Ho minacciato di abbandonare una colazione di lavoro con un collega di governo che s’era permesso di lasciare il suo agente di scorta fuori in auto a digiuno».



