BRAMBILLA:”RESPINGEREMO TUTTI GLI ASSALTI. SE CEDE L’ITALIA, ADDIO EUROPA”

Lei è l’unica nel Governo ad essere riuscita a piazzare un provvedimento autenticamente liberale: cioè la flessibilità dei giorni di apertura e degli orari dei negozi nelle città d’arte e in quelle turistiche. Non sarebbe il caso di estendere il provvedimento lasciando a ciascun commerciante la facoltà di gestirsi come gli pare?
Certamente. Del resto, è da quando sono entrata in politica che mi  batto perché si realizzi un reale e strutturato processo di liberalizzazioni e di privatizzazioni, che è poi quanto serve all’economia per crescere. Ma è una lotta estenuante perché bisogna combattere contro anacronistiche logiche corporative che i governi di sinistra non hanno fatto nulla per sradicare.

Come mai la famosa rivoluzione liberale è rimasta lettera morta?
La crisi economica ha purtroppo imposto anche al nostro governo priorità diverse da quelle che  erano state in precedenza enunciate. Oggi l’area dell’euro è sotto attacco ed è compito dei paesi che fanno parte dell’Unione difendere la nostra moneta e i fondamentali delle nostre economie.

Quasi tutti i commentatori giudicano la manovra di Tremonti penalizzante per le famiglie e non risolutiva del problema debito pubblico. Qual è la sua opinione?
Chi sostiene questa tesi non si rende conto dei gravi rischi che il nostro paese sta correndo a causa dell’enorme debito pubblico. I commentatori dovrebbero prendersela con i governi che con le loro dissennate politiche hanno permesso di accumulare, negli anni, un debito così devastante. Io penso che il governo non potesse fare di più e di meglio di quel che ha fatto.

Quante e quali sono le cause delle principali difficoltà dell’esecutivo?
Penso che, in questa strategia destabilizzante, la parte più politicizzata della magistratura abbia avuto un ruolo primario. Come non vanno sottovalutati gli effetti prodotti dalla crisi economica che ha, di fatto, impedito al governo di realizzare, nei tempi che erano stati previsti, i punti più qualificanti del suo programma di riforme.

Quanto pesano sull’efficienza del Governo le preoccupazioni personali di Berlusconi,  sempre accerchiato da avversari più o meno scorretti?
Pesano meno di quanto non si creda e molto meno di quanto scrivano i giornali.  Silvio Berlusconi è un combattente  dalle spalle larghe e con  un grande allenamento nel respingere bordate, che non condizionano né potranno condizionare l’azione di governo.

Fino a un paio di settimane fa, nonostante le grane, l’Italia sembrava lontana da ogni pericolo di instabilità finanziaria, poi all’improvviso si è trovata al centro della bufera. Cosa ha determinato questa svolta negativa?
Io penso che l’obiettivo di questi assalti non sia l’Italia, ma l’euro e la politica monetaria dell’Unione. Perché è evidente che non potrebbe più esserci né moneta europea né Europa senza l’Italia. E credo che si sia sottovalutata la forza dei poteri finanziari che da tempo operano per distruggere il progetto europeo.

Si parla ogni due minuti di governo tecnico. E’ un’ipotesi realistica?
Per fronteggiare problemi così seri i cosiddetti governi tecnici sono del tutto inadeguati e, difatti, in Europa non c’è paese che abbia pensato ad un’eventualità del genere. Le vere emergenze possono essere gestite solo dalla politica.

Con Alfano segretario, il partito si dovrebbe riorganizzare ed essere più unito, più forte. Questo in teoria. Ma in pratica cosa succederà?
Una forte accelerazione del programma organizzativo sul territorio, che coinvolga tutte le risorse del partito e in maggiore misura la nuova classe dirigente rappresentata dai quarantenni. E poi certamente la scelta dei responsabili di tutti gli organismi territoriali  attraverso il sistema delle primarie.

Quali sono le cose che funzionano bene nel partito e quali non funzionano affatto?
I punti di forza del partito sono il suo leader, il massimo conquistatore di consensi che esista nel panorama politico, e quel sistema di valori, al quale  anche Angelino Alfano ha fatto riferimento, che sono condivisi dalla grande maggioranza degli italiani. Il difetto è quello di non avere avuto abbastanza tempo per lavorare alla formazione di una classe dirigente sul territorio. E poi l’incapacità di comunicare pienamente i risultati raggiunti dall’attività di governo. Ma questo non è tutta colpa nostra…

Lo stato di salute del turismo italiano è migliorato, peggiorato o è stabile rispetto al giorno in cui ha assunto la responsabilità del ministero?
Nonostante la crisi economica, in questi due anni il turismo italiano ha realizzato performance migliori di tutti i paesi europei, dimostrando di essere un asset indispensabile per lo sviluppo della nostra economia. L’Italia è tornata in cima alla classifica dei paesi più attrattivi per i turisti di tutto il mondo e ha saputo migliorare e ampliare la sua offerta.