Vi ricordo che il 14 dicembre, quando le opposizioni vecchie e nuove tentarono di rovesciare il governo legittimo con un colpo di Palazzo, i voti di fiducia che ci evitarono il ribaltone furono 314 contro i 311 delle opposizioni. Quindi da allora il nostro governo ha superato vittoriosamente ben 44 voti di fiducia ed ha guadagnato ad ogni votazione sempre più consensi.
I voti di scarto questa volta sono risultati 24 e sono saliti dai 3 della votazione del 14 dicembre a 24 in quella di martedì scorso sul Decreto sviluppo.
Direi che è l’ennesima conferma di quanto dico da tempo e cioè che la maggioranza, dopo che non comprende più Fini e i suoi, è una maggioranza politicamente meno numerosa nei numeri, ma è molto più forte e coesa, ed è finalmente in grado di approvare quelle riforme che per troppo tempo gli oppositori interni ci avevano impedito addirittura di presentare al Parlamento.
Voglio ricordare che queste riforme, che erano scritte nel programma approvato dai nostri elettori, sono delle riforme importanti perché c’è la riforma del fisco, la riforma della giustizia, la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che vuole ridurre della metà il numero dei parlamentari, che vuole introdurre il Senato delle Regioni e vuole conferire al premier gli stessi poteri che hanno tutti gli altri capi di governo in Europa.
Quindi sono tre riforme necessarie per poter realizzare il nostro Paese.
Durante questi miei due discorsi in Parlamento, prima al Senato e poi alla Camera, ho anche auspicato la possibilità di un dialogo con l’opposizione, che, questa è la mia speranza, almeno sulle riforme più importanti voglia collaborare con noi per poter realizzare queste riforme al meglio.
Quindi credo che sia stata una settimana che si è chiusa molto positivamente per la nostra parte politica.
Veniamo ad altro.
Avete probabilmente notato che tutti gli organismi internazionali di controllo hanno dato dei pareri molto positivi sulla nostra attività di Governo, hanno riconosciuto che nei primi tre anni di governo abbiamo operato al meglio e abbiamo posto i conti pubblici in sicurezza, al riparo dagli attacchi della speculazione internazionale.
Però la crisi economica, che è una crisi globale, non è ancora finita, la speculazione internazionale è sempre pronta a colpire le prossime prede, cioè quei Paesi che mostrassero segni di debolezza. L’attacco sarebbe sui titoli pubblici degli stati e se si dovessero riscontrare dei segni di cedimento del bilancio pubblico, la speculazione internazionale sarebbe pronta ad approfittarne sottoscrivendo dei titoli del debito pubblico dei vari Paesi ma chiedendo degli alti, altissimi interessi.



